Il
rumore dei macchinari del mulino, i pantaloni sporchi di farina, il frastuono
del "motocarro", l'odore del sigaro Toscano: questi sono i miei
ricordi più forti di te da bambina. Quando nelle vacanze estive arrivavamo a
Militello tu stavi sempre davanti al cancello di casa ad aspettarci ed appena
vedevi arrivare la nostra macchina, un'espressione di gioia invadeva il tuo
volto. Ricominciavi a vivere, sì, ricominciavi perché aspettavi per tutto
l'anno questo momento, il momento di rivedere tuo figlio, le tue nipoti, ogni
anno più cresciute e con tante cose nuove da raccontarti.
Solo
crescendo ho capito quanto importante fosse per te sapere se fossi venuta a
trovarti, non facevi altro che chiedermelo durante le nostre telefonate, ricordo
ancora le tue parole: "Principessa, come stai? Quando vieni dal tuo
nonnetto?". Adesso che ti sto scrivendo quest'ultima mia lettera, che so
non potrai leggere, ma che arriverà sicuramente al tuo cuore, nella mente
scorrono veloci e confusi milioni di ricordi, tutti belli, bellissimi perché tu
eri il Nonno con la N maiuscola, il nonno che viveva per la sua famiglia, il
nonno che tutte le nipoti vorrebbero avere, il nonno che giocava con me, che
parlava e rideva, il nonno che non mi diceva mai di no, il nonno che mi riempiva
di regali, il nonno che mi voleva davvero bene, il nonno che non si dimenticava
mai del mio compleanno o del mio onomastico, il nonno più buono del mondo.
Sei
stato tutte queste cose e per me continuerai ad esserlo, anche adesso che non ci
sei più. Chiudo gli occhi e per un attimo torno ad essere bambina. Seduta nel
mulino aspetto con ansia il tuo ritorno perché hai promesso di portarmi a fare
un giro sul "motocarro". Sento il rumore, finalmente sei arrivato e
con un sorriso mi dici da salire su. Non so perché, ma da piccola andare sul
motocarro con te mi sembrava una delle cose più belle e divertenti.
Riapro
gli occhi e mi rendo conto che da quel ricordo mi separano 25 anni. Io crescevo,
tu invecchiavi e questo non lo hai mai accettato... Hai preferito lasciarti
andare, chiuderti in te stesso, abbandonarti alla tristezza e neanche io, la
scorsa estate, sono riuscita a strapparti un sorriso, a farti alzare da quel
letto diventato ormai da tempo tuo compagno inseparabile, rifugio sicuro della
tua tristezza e del tuo male.
Quando
sono ripartita sono venuta a salutarti e tu eri sempre lì, nel tuo letto, non
riuscivi ad alzarti e con un filo di voce mi hai detto "ciao". Allora
ho capito quanto avanti fosse il tuo male, tu che non mi accompagnavi fino al
cancello per l'ultimo saluto, l'ultimo abbraccio, tu che non versavi lacrime, tu
che ogni volta mi guardavi andare via, agitando la mano per salutarmi, fino a
quando la macchina su cui ero seduta scompariva alla tua vista. Dopo quella
volta sono tornata ancora una volta a Militello, un viaggio insolito, in
inverno, il 15 gennaio di quest'anno.
Sono
scesa dalla macchina, ho attraversato il vialetto, c'era gente, tanta gente...
Sono entrata in casa, ho abbracciato forte la nonna che piangeva e ti ho visto:
disteso con indosso il vestito scuro e il rosario tra le mani. Nonnetto, te ne
sei andato così, in silenzio, lasciando un immenso vuoto, ma un enorme ricordo
nel cuore di tutti coloro che ti conoscevano e ti volevano bene. Per me sei
stato e sarai per sempre il Nonno con la "N" maiuscola.
Con
immenso affetto, tua nipote Barbara.