CIAK... SI GIRA

appunti di viaggio di Pio Salvatore Basso
addì Venerdì 9 Aprile (Venerdì Santo), A.D. 2004

Tradizione e religiosità nella Settimana Santa a Mortarello. Così, almeno, una volta, si scriveva in alcuni manifesti fatti stampare ad hoc. Quella frase voleva essere in qualche modo l'ancella della presentazione, ai turisti soprattutto (ché l'intero territorio provinciale veniva tappezzato di tali artistici araldi di carta), di quanto accadeva, sacralmente e devozionalmente, durante il Venerdì Santo. "Bei tempi andati", direbbe qualcuno con una punta di rimpianto.

Il ventunesimo secolo ci ha portato, invece, una nuova atmosfera, dove la religiosità e la tradizione si sono trasfigurati, per dirla con un linguaggio appropriato all'evento, in un colorito defilè e in una gaia messa in scena.

Basta vedere il nuovo corso della cosiddetta "processione vivente" per rendersi conto di come si stia verificando un cambiamento epocale. Il triste e piagnucoloso mistero della redenzione sta ormai abbandonando, a larghe falcate, sentimenti come il cordoglio, la costernazione, il dolore, il pianto, per trasformarsi in una più fresca e attuale kermesse da sagra paesana.

Come in televisione, pertanto, dove gli avvenimenti devono sottostare alle regole degli sponsor, la processione si è dovuta inchinare ai dettami dei fotografi e dei cineoperatori, alla stregua delle riprese di un film. Cosicché, mentre Gesù cade sotto il peso della croce, alle sue divine orecchie può capitare di sentire frasi come questa: «Stai fermo, non ti muovere, devo rifare la foto». Nel frattempo la Madre, distrutta dal dolore, viene subito riportata alla filmica realtà: «rallenta, San Giovanni non regge il tuo passo». E via di questo passo. Il solito fotografo importuno ferma tutto: «Un momento, stringiamo l'inquadratura». «Adesso potete andare», replica l'altro. «No, la bambina era girata dall'altra parte». «Gesù, puoi andare. Segui i ladroni, che ti troverai bene». «Ritornate indietro di 10 metri e continuate piano». Tutta la processione è un lunghissimo set, dove però le (poche) sofferenze degli attori sono dovute non tanto all'interpretazione accorata della Passione, ma alla esasperazione, originata dalle continue fermate e dalle ripartenze, dalle ripetizioni degli atteggiamenti e delle pose, dittatorialmente comminate ed eseguite a loro danno dagli importuni e asfissianti cine-foto-operatori di turno, i quali ricompenseranno tanta dedizione con qualche omaggio fotografico da appendere nel salotto buono.

Una garrula gaiezza e una rilassante spensieratezza caratterizzano, invece, la scena della Crocifissione. Mentre il povero Cristo snodabile ascende a strattoni sulla sommità della croce, accompagnato dal lugubre (si fa per dire) accompagnamento della banda musicale, il volgo che si è riversato sul piano del Calvario è in tutto affaccendato tranne che nel seguire con contrizione e sgomento l'evolversi fatale della triste rappresentazione. In ciò confortato, a dire il vero, dall'atteggiamento men che formale delle pubbliche autorità, le quali non perdono certo tempo a spiegare i fazzoletti per asciugare ipotetiche lacrime, ma danno ampia dimostrazione della loro acquisita rassegnazione conversando affabilmente con il o la vicina, senza disdegnare lievi sollazzi fra una trafittura e l'altra di un chiodo nel corpo del Redentore. Esaurita la pratica crocifissoria, le gustose amenità pronunciate a denti stretti, acquisiscono una giustificazione maggiore, e accompagnano il ritorno verso le mete istituzionali del passeggio, favorite dal dolce declivio che viene percorso in senso inverso rispetto all'andata, con buona pace del Nazareno abbandonato sul suo legno torturatore. Solo verso sera, in occasione della deposizione, un cauto raccoglimento sembra pervadere la popolazione convenuta, ma quello che sembra un antico e ritrovato barlume di pietà non è altro che il rigido rannicchiarsi di corpi aggrediti dalle fredde carezze del vento del Golgota, che troveranno presto il loro caldo rifugio nell'affollatissimo quadrivio della Firrera, allorché saliranno al cielo le note stridenti di un Popule Meus cantato con inusitato fervore per difendersi dagli strali atmosferici. Esauritasi la mesta canzone, i confrati si accingono ad accompagnare il Salvatore per le strade del paese confidando nella sentita partecipazione popolare. Ma in un batter d'occhio la brulicante marea di devoti sparisce per i vicoli e le strade, lasciando gli uomini in saio nello sbigottimento e nella sorpresa per aver assistito a uno dei più grandi miracoli di Nostro Signore che, pur scosso dai mille patimenti e dai mille tormenti della fresca crocifissione, oseremmo dire dal letto di morte, ha fatto volatilizzare un intero paese.

Tradizione e religiosità nella Settimana Santa a Mortarello. "Vai coi titoli di coda!". FINE.

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