HO RITROVATO DONNA GIOVANNA D'AUSTRIA! ... E INVECE, NO

appunti di viaggio di Brigida Fagone
addì Mercoledì 29 Marzo, A.D. 2006

L'estate scorsa sono andata in ferie nella Spagna del Nord: un mese in camper con la mia famiglia, a ripercorrere le tappe più importanti e suggestive del "Camino de Santiago", il famoso pellegrinaggio dalla storia ormai millenaria (secondo per importanza soltanto a quello riservato al sepolcro di San Pietro) che, attraverso i Pirenei e le regioni settentrionali della Penisola Iberica, conduce fino alla tomba dell'apostolo Giacomo, custodita nella splendida cattedrale di Santiago de Compostela, in Galizia.

Un tempo il pellegrinaggio si faceva a piedi, non senza aver fatto testamento, prima di partire per un viaggio così lungo e pericoloso. Ma ancora oggi ci sono tantissimi giovani di tutte le nazionalità che si avventurano a piedi o in bicicletta, attraverso gli antichi sentieri. Li abbiamo incontrati col bastone in mano e lo zaino sulle spalle, a cui è appesa la vieira, quella che i francesi chiamano appunto la coquille Saint-Jacques. Li abbiamo osservati e ammirati come qualcosa di inspiegabile con quella che è la logica moderna. Che fanno? Ma ci credono davvero?

Noi, abbiamo preferito non essere tanto eroici e compiere il pellegrinaggio col nostro fedelissimo camper. Fermo restando che un viaggio in camper, qualunque sia la destinazione, è già di per sé un pellegrinaggio in piena regola, e solo chi lo ha provato può capire i sacrifici, ma anche le soddisfazioni che comporta raggiungere una meta lontana dai soliti itinerari. Naturalmente non ho nulla contro quelli che preferiscono viaggiare in aereo ed essere coccolati negli alberghi di lusso (sempre che gli aerei arrivino a destinazione e gli alberghi non siano presi di mira dal terrorismo islamico), ma personalmente sento l'esigenza di espiare in qualche modo il malessere che tutti noi moderni occidentali proviamo nell'avere tutto e subito. Assistere al miracolo di un'alba dalla cima di un promontorio affacciato sull'oceano, estremo avamposto di quello che un tempo era il mondo conosciuto, è uno spettacolo che ti ricompensa ampiamente dei tremila chilometri che hai percorso per trovarti lì in quel momento.

Ma, ovviamente, il pellegrino non vive soltanto di albe e tramonti mozzafiato. Lungo il nostro itinerario c'erano tantissime cose interessanti da vedere. Chiese romaniche e cattedrali gotiche, monasteri benedettini e cluniacensi pieni di tesori inestimabili, piccoli borghi e splendide città che testimoniano la grandezza di quello che fu un impero ineguagliabile. Tutti luoghi, peraltro, inseriti dall'UNESCO nella lista dei siti Patrimonio dell'Umanità, ormai dal 1997.

In uno di questi luoghi meravigliosi mi trovai la mattina del 26 luglio scorso, giorno dedicato notoriamente a Sant'Anna, tutta concentrata nello sforzo di capire il più possibile del precipitato monologo della guida, rigorosamente spagnola, per poi tradurre velocemente il maggior numero di notizie ai miei familiari, che pendevano dalle mie labbra, mandando anatemi a chi va affermando che lo spagnolo è una lingua facile da capire, anche per chi non l'ha mai studiata.

Ci trovavamo a Burgos, l'antica capitale del regno di Castiglia e, dopo avere ammirato la cattedrale, che è di una magnificenza da togliere il respiro, stavamo visitando il monastero de Las Huelgas Reales, costruito a partire dal 1187 e affidato alle monache cistercensi, affinché vi accogliessero nobildonne. La guida ci aveva appena mostrato il Panteòn Real e ci aveva introdotti in una navata laterale dove c'erano due sarcofagi in pietra al centro, e due grandi ritratti appesi alla parete, che raffiguravano per intero due abbadesse del XVII secolo, i cui resti erano custoditi, o per meglio dire, lo erano stati fino alle razzie napoleoniche, nei suddetti sarcofagi. Indicando il ritratto alla nostra destra, la guida disse, o mi sembrò che dicesse: «Esta es dona Juana De Austria, la hija del vencedor de Lepanto y nieta de Carlos V» («Questa è Donna Giovanna D'Austria, la figlia del vincitore di Lepanto e nipote di Carlo V» n.d.a.).

Rimasi folgorata: non poteva essere! O, per lo meno, non mi sembrava possibile da quel poco che avevo letto sull'argomento, che Donna Giovanna D'Austria, rimasta vedova del principe Francesco Branciforte, fosse mai andata in Spagna a farsi monaca. Non potevo vivere con questo dubbio! Allora, aspettai pazientemente che la visita guidata fosse finita e mi avvicinai alla guida per chiederle notizie su quella tale Juana de Austria di cui aveva appena parlato. Lei mi disse subito che non di Juana si trattava, anche se nella discendenza di Carlo V c'erano parecchie donne con questo nome, ma di Ana de Austria, anche lei figlia di don Giovanni e nipote di Carlo V. Quella a cui avevo pensato io, la tale Juana, doveva essere verosimilmente una sorella o, meglio, una sorellastra.

Che delusione! Avevo immaginato mezza sillaba di troppo nella descrizione spagnola e certamente l'avevo percepita laddove non c'era, per via della illustre ascendenza della tale Anna, che corrispondeva perfettamente a quella della Giovanna che avevo in mente io.

Ritornata a casa dopo le vacanze, mi sono ampiamente documentata e ho avuto la conferma che l'Abbadessa di Burgos Anna d'Austria era la primogenita del vincitore di Lepanto, nata nel 1568 da una sua relazione con Maria de Mendoza, mentre la "nostra" donna Giovanna nacque a Napoli nel 1573 da una relazione dell'intrepido don Giovanni con Diana Falangola. Ma la cosa straordinaria è che sulla prima ho trovato tantissimi riferimenti e citazioni, perché era un personaggio molto importante nella vita religiosa e politica del tempo, per via del ruolo prestigioso che ebbe al Monastero de Las Huelgas negli anni della maturità, tanto che persino il fondatore dell'Opus Dei, monsignor Escrivà, le ha dedicato un libro.

Ho scoperto, inoltre, che da giovane novizia ebbe una relazione clandestina (1595) con quello che lei credeva fosse il redivivo re del Portogallo Sebastiàn, e altri non era, forse, che un fratellastro, talmente somigliante da farsi passare per lui. All'epoca, infatti, erano in tanti ad aver rifiutato la notizia della morte di Sebastiàn, sconfitto e scomparso misteriosamente nella battaglia contro i mori di Alcazarquivir (1578), e ad auspicarne il ritorno sul trono del Portogallo che, nel frattempo, essendo rimasto vacante per mancanza di eredi, era stato incamerato (1580) dallo zio, il re di Spagna Filippo II, al quale non era sembrato vero di avere finalmente l'occasione buona per unificare la penisola iberica. La giovane monaca, che non aveva mai fatto mistero della sua insofferenza alla vita monastica, alla quale peraltro era stata costretta dallo zio Filippo II (sempre lui!), credette davvero che l'amato cugino Sebastiàn fosse tornato in gran segreto, dopo diciassette anni di assenza, per sposarla e portarla sul trono del Portogallo.

Quando furono scoperti il complotto politico e la tresca amorosa, l'impostore fu giustiziato e squartato sulla pubblica piazza, avendo conservato durante tutto il processo, e persino sulla forca, una serenità e una altezzosità degne del re che diceva di essere; mentre la giovane Anna fu condannata a quattro anni di reclusione in una cella di un convento di Avila. In seguito perdonata dal cugino Filippo III, appena succeduto al padre (1598), fu nominata Abbadessa di Burgos, carica talmente importante che, secondo un detto popolare del luogo, se il Papa potesse sposarsi, solo l'abbadessa di Burgos sarebbe all'altezza di una tale unione.

Tra l'altro, Donna Anna si occupò anche delle sorti della nipote Margherita Branciforte, a noi ben nota in quanto figlia del principe Francesco e di Donna Giovanna, quando cercò di farla sposare con un altro suo illustre cugino di primo grado (quanti cugini! Ma non dimentichiamo che Carlo V ebbe non meno di undici figli, fra legittimi e illegittimi e, di conseguenza, un numero imprecisato di nipoti), ossia l'erede al trono d'Asburgo, Matthias. Ma il progetto fallì per la prematura morte di quest'ultimo e Margherita finì con lo sposare il conestabile di Napoli, Federico Colonna. Matrimonio infelice quanto indesiderato dalla giovane marchesa; appena allietato dalla nascita di un figlio, e subito funestato dalla morte dello stesso, durante l'ultimo soggiorno a Militello (1628). Il piccolo Antonio giace sepolto assieme al nonno Francesco nella chiesa di San Benedetto.

Naturalmente, per trovare le tombe di Donna Giovanna D'Austria e della figlia Margherita, non c'è bisogno di andare fino in Spagna, perché fu a Napoli che morirono entrambe.

 

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