IL CASO MAJORANA SHOW

appunti di viaggio di Salvatore Scirè
addì sabato 6 novembre, A.D. 20
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La pièce teatrale, dal titolo suggestivo "Il caso Majorana Show", che è andata in scena lo scorso mese al Teatro Vittoria di Roma, può essere indicata a pieno titolo come esempio di "spettacolo intelligente". Altro che crisi di creatività e di inventiva. Abbiamo avuto modo di assistere a una rappresentazione che, allo stesso tempo, si è rivelata profonda, acuta, magistralmente costruita (e la regia di Marco Simeoli era già una garanzia, in tal senso!), gradevole e – visto il contesto – anche affettuosa, essendo riuscita – contemporaneamente – a fare satira graffiante su certa TV spazzatura e a raccontare con leggerezza inimmaginabile una storia di per sé fortemente drammatica, proprio per le oscure motivazioni psicologiche che hanno portato alla scomparsa del genio Ettore Majorana.

La storia si svolge in un colorato studio televisivo, dove va in onda un popolare talk show, in cui il conduttore (il bravissimo Christian Ginepro), come da prassi quotidiana, intervista esperti, "tuttologi" televisivi, amici e parenti dello scienziato scomparso, tra un sinuoso andirivieni di vallette e veline. Oggetto dell'improbabile talk show è, appunto, il giallo della scomparsa e della personalità di Ettore Majorana, raccontato in maniera puntuale e rigorosa, ma seguendo con grande ironia tutti i ritmi e i vizi di questo discusso genere televisivo.

A un certo punto, ecco il coup de théatre che, secondo l'arguta intuizione di Claudio Pallottini (autore, ma anche attore), fa mescolare surrealmente due diversi piani temporali: il presente, con i cosiddetti esperti dei nostri giorni, e il passato, con le evocazioni, o forse i fantasmi, dei protagonisti della vicenda, come Enrico Fermi e la moglie Laura, Edoardo Amaldi, che inaspettatamente prendono posto nello studio e interagiscono con tutti gli altri astanti. Non solo: in collegamento video dalla Sicilia (e dal passato!) interviene anche una zia dello scienziato Majorana.

Alcuni flash back ricostruiscono i fatti così come sono stati riportati dalle cronache dell'epoca, poi "i ragazzi di via Panisperna" vengono simpaticamente rievocati da Fermi ed Amaldi: in particolare, quest'ultimo (egregiamente interpretato da Stefano Messina) è fortemente caratterizzato e risulta assai gradito al pubblico, conferendo una forte dose di leggerezza e di comicità a una storia all'origine piuttosto complicata e, tutto sommato, drammatica.

Insomma, con ironia e divertimento, si cerca di risolvere l'enigma della sparizione di Majorana, in un incessante susseguirsi di gags, di brillanti paralleli tra l'Italia fascista e quella di oggi, tra musiche dal vivo (ben eseguite da Carlotta Proietti e Andrea Bianchi) e coinvolgenti balletti.

Indubbiamente l'autore dimostra di conoscere molto bene la storia di Ettore Majorana, di questo giovane genio nato a Catania nel 1906, da una famiglia altolocata originaria dalla vicina Militello. Non a caso, insiste molto sulla presenza, nella stanza di Majorana, di una copia de "Il fu Mattia Pascal" di Luigi Pirandello (parteggiando, così, per la tesi della sparizione volontaria).

E non è casuale che alla fine, quando il "presentatore" fa un sondaggio fra il pubblico (scomparsa volontaria o suicidio?), gli spettatori, quasi all'unanimità, sposano la tesi della scomparsa volontaria: Majorana, in sostanza, avrebbe intuito la pericolosità della bomba atomica e avrebbe voluto evitare, con la sua sparizione, di esserne moralmente partecipe.

Bravissimi tutti gli attori: Christian Ginepro, Stefano Messina, Sebastiano Colla, Cristina Pellegrino, Claudio Pallottini, Andrea Giuliano, Edoardo Baietti.

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