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IL CASO MAJORANA SHOW
appunti di viaggio di Salvatore Scirè
addì sabato 6 novembre, A.D. 2010
La pièce
teatrale, dal titolo suggestivo "Il caso Majorana Show", che è
andata in scena lo scorso mese al Teatro Vittoria di Roma, può essere
indicata a pieno titolo come esempio di "spettacolo intelligente". Altro
che crisi di creatività e di inventiva. Abbiamo avuto modo di assistere
a una rappresentazione che, allo stesso tempo, si è rivelata profonda,
acuta, magistralmente costruita (e la regia di Marco Simeoli era
già una garanzia, in tal senso!), gradevole e – visto il contesto –
anche affettuosa, essendo riuscita – contemporaneamente – a fare satira
graffiante su certa TV spazzatura e a raccontare con leggerezza
inimmaginabile una storia di per sé fortemente drammatica, proprio per
le oscure motivazioni psicologiche che hanno portato alla scomparsa del
genio Ettore Majorana.
La storia si svolge
in un colorato studio televisivo, dove va in onda un popolare talk show,
in cui il conduttore (il bravissimo Christian Ginepro), come da prassi
quotidiana, intervista esperti, "tuttologi" televisivi, amici e parenti dello
scienziato scomparso, tra un sinuoso andirivieni di vallette e veline. Oggetto
dell'improbabile talk show è, appunto, il
giallo della scomparsa e della personalità di Ettore Majorana,
raccontato in maniera puntuale e rigorosa, ma seguendo con grande ironia tutti i
ritmi e i vizi di questo discusso genere televisivo.
A un certo punto,
ecco il coup de théatre che, secondo l'arguta intuizione di Claudio
Pallottini (autore, ma anche attore), fa
mescolare surrealmente due diversi piani temporali: il presente, con i
cosiddetti esperti dei nostri giorni, e il passato, con le evocazioni, o forse i
fantasmi, dei protagonisti della vicenda, come Enrico Fermi e la moglie
Laura, Edoardo Amaldi, che inaspettatamente prendono posto nello
studio e interagiscono con tutti gli altri astanti. Non solo: in collegamento
video dalla Sicilia (e dal passato!) interviene anche una zia dello scienziato
Majorana.
Alcuni flash back
ricostruiscono i fatti così come sono stati riportati dalle cronache dell'epoca,
poi "i ragazzi di via Panisperna" vengono simpaticamente rievocati da Fermi
ed Amaldi: in particolare, quest'ultimo (egregiamente interpretato da
Stefano Messina) è fortemente caratterizzato e risulta assai gradito al
pubblico, conferendo una forte dose di leggerezza e di comicità a una storia
all'origine piuttosto complicata e, tutto sommato, drammatica.
Insomma, con ironia
e divertimento, si cerca di risolvere l'enigma della sparizione di Majorana,
in un incessante susseguirsi di gags, di brillanti paralleli tra l'Italia
fascista e quella di oggi, tra musiche dal vivo (ben eseguite da Carlotta
Proietti e Andrea Bianchi) e coinvolgenti balletti.
Indubbiamente l'autore dimostra di
conoscere molto bene la storia di Ettore Majorana, di questo
giovane genio nato a Catania nel 1906, da una famiglia altolocata originaria
dalla vicina Militello. Non a caso, insiste molto sulla presenza, nella stanza
di Majorana, di una copia de "Il fu Mattia Pascal" di Luigi
Pirandello (parteggiando, così, per la tesi della sparizione volontaria).
E non è casuale che alla fine,
quando il "presentatore" fa un sondaggio fra il pubblico (scomparsa volontaria o
suicidio?), gli spettatori, quasi all'unanimità, sposano la tesi della scomparsa
volontaria: Majorana, in sostanza, avrebbe intuito la pericolosità della bomba
atomica e avrebbe voluto evitare, con la sua sparizione, di esserne moralmente
partecipe.
Bravissimi tutti gli
attori: Christian Ginepro, Stefano Messina, Sebastiano Colla, Cristina
Pellegrino, Claudio Pallottini, Andrea Giuliano, Edoardo Baietti.
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