i miei nove anni da sindaco

di Alfonso Magno

Sabato 24 Maggio 2003

ANTONIO LO PRESTI: CHI MI SUCCEDERÀ DOVRÀ ESSERE UMILE

- Sindaco Lo Presti, sono passati nove anni dalla sua prima elezione. Che cosa le ha dato, in termini umani, questa esperienza?

«Una grande carica in termini di rapporti umani, ma soprattutto la vera conoscenza dei problemi che quotidianamente vive la gente. C'è un rapporto vivo con le questioni che attanagliano le famiglie e non mi riferisco solo al problema della disoccupazione, ma anche ai rapporti sociali e famigliari. Poi la conoscenza attiva e concreta del ruolo del Sindaco: la concretezza di capire quali sono i percorsi da intraprendere, ma soprattutto la concretezza, la fattività e la conoscenza dei rapporti ai vari livelli istituzionali ed organizzativi; i rapporti con le scuole, con i servizi. C'è una complessità di problematiche che il Sindaco deve affrontare quotidianamente, non da tecnico ma da politico che conosce il sociale, che conosce l'animo della gente, che conosce l'anima dei problemi.»

- Nella storia di Militello, se la memoria non ci inganna, lei è stato il Sindaco più “longevo” in termini di durata amministrativa. Il suo mandato cinque anni fa è stato rinnovato. A cosa deve questo successo?

«Prima di tutto lo devo ad un impegno ed una coerenza della proposta politica, del progetto politico, ma anche alla mia identità che non è stata mai dimenticata, non è stata mai ipocritamente falsata. Questo ha dato molta credibilità. La gente ha visto in me il personaggio con quelle caratteristiche e quelle qualità necessarie per ottenere fiducia già la prima volta. Al secondo mandato ho ottenuto nuovamente fiducia proprio perché non ho tradito né la proposta politica, né gli obiettivi e gli indirizzi che avevo proposto ai militellesi che mi avevano già dato il consenso.»

- Il suo mandato è ormai scaduto. È riuscito a mettere in atto tutto ciò che si era prefisso?

«Al 90% si, senza falsa modestia. Ho guardato il programma già proposto nove anni fa alla città. In quel programma c'era il completamento dei lavori pubblici, mi riferisco a Via Ugo La Malfa, l'entrata del Paese, la Circonvallazione, le Scuole che avevano bisogno di interventi, il viale vicino al Cimitero, la Via Principe Branciforte... e poi c'era in prospettiva la costruzione di alloggi popolari, il metano, la zona artigianale e l'Ospedale. Obiettivi che, per realizzarli, sembrava occorresse un miracolo. Non credo di essere stato miracolo; sono stato solo un Sindaco che ha fatto il proprio dovere.»

- Qual è l’opera realizzata durante il suo mandato che la rende più orgoglioso?

«Indubbiamente il recupero di una struttura di servizio che non serve solo a Militello, ma serve al territorio: l'Ospedale. Raggiungere l'obiettivo di essere inserito, l'Ospedale, nel Piano Sanitario Regionale, e già nel 1998 vi fu la proposta e nel 2000 l'approvazione della Regione Siciliana. Noi siamo entrati, come presidio ospedaliero, con tutti i requisiti per il lavoro svolto da parte dei medici, da parte del direttore sanitario, da parte del sottoscritto che si è impegnato a proporre un progetto esecutivo e a renderlo credibile per le motivazioni legate anche ai rischi, molto pericolosi, che questo territorio ha; siamo un comune ad alto rischio sismico, siamo un territorio dove in otto chilometri raggiungiamo 32mila abitanti e mi riferisco a Militello, Scordia e Palagonia. Ma non solo questo; credo che c'era di bisogno di dare dignità ad una tradizione storica che i nostri antenati avevano tramandato a noi: mi riferisco a Gulinello Rizzo, Melchiorre Bisicchia, Laganà Campisi, tutte persone che avevano dato tanto, generosamente, per assistere ed accudire i poveri, i malati; noi non potevamo non porre in essere tutti gli sforzi per evitare che si cancellasse questa bellissima azione di generosità, questa bellissima memoria che questa Città conserva. Quando è stato finanziato, nel settembre 2001 per 34 miliardi, in base all'art. 20 della Legge 68/88 (finanziamenti per l'edilizia sanitaria), in quel momento ho capito che ho fatto il mio dovere e la mia Città, una volta per tutte, si sentiva soddisfatta di invertire la tendenza di depauperamento che aveva sino a quel momento subito; la nostra Città fa parte dell'Unesco, ha un ricco patrimonio monumentale e culturale e deve dare servizi di livello europeo e l'Ospedale diventerà uno dei migliori presidi a livello europeo.»

- Cosa avrebbe voluto fare, in questi nove anni, e non le è stato possibile fare?

«Come detto prima, abbiamo raggiunto tutti gli obiettivi ed abbiamo progetti esecutivi in cantiere già finanziati. Avrei voluto in questi anni, e lo dico ai miei concittadini con affetto e con tanta tanta tenerezza... a me piace la democrazia, l'ho sposata; i principi di libertà, i principi dove il cittadino dev'essere informato, deve avere contatto con le istituzioni. Questo non significa libero arbitrio, significa rapporto di informazione, rapporto di comunicazione. Avrei voluto più tempo per poter comunicare di più: questa era una delle promesse che avevo fatto ai miei concittadini. La complessità dei problemi amministrativi, però, mi ha limitato in questo rapporto con i cittadini; lo riconosco e lo vorrei riprendere. Alla scadenza del mio mandato riprenderò con uno strumento di comunicazione e di rapporto, per informarli e soprattutto, con la mia esperienza, far crescere l'attaccamento alla democrazia ed alla Repubblica Italiana.»

- Cosa si lascia dietro e cosa c’è nel suo futuro?

«Lascio un legame forte con la Città, con questo ruolo che mi è stato affidato dai cittadini e, mi creda, ho un pizzico di orgoglio: ce l'ho fatta, ho portato a termine l'impegno, ho raggiunto il traguardo. Perciò questo mi mancherà. Mi lascio dietro i miei cittadini, che mi cercavano sempre; il rapporto umano, la confessione quotidiana della gente, dei giovani, delle mamme, delle famiglie, la confessione di problemi seri. Il fatto di sentirti giorno e notte, in qualsiasi ora, sveglio perché tu eri il punto di riferimento della Città. Mi lascio dietro questa grande responsabilità, questo canale comunicativo, coinvolgimento, contaminazione con la Città. In prospettiva credo che sarò sempre al servizio della mia Città. Mi sono proposto come Consigliere Comunale e non ho accettato altre candidature provinciali o meno perché sono convinto che la mia esperienza, il mio patrimonio di conoscenza, lo devo mettere a disposizione della Città, del Comune. Nello stesso tempo lascio un patrimonio di opere e di risultati che non sono comuni. Una stagione, secondo me, irripetibile. Questo serve da ammonimento a chi verrà dopo: o faranno meglio o la gente li travolgerà. Chi verrà dopo è impegnato a servire questa Città perché devono fare meglio. Per la prima volta c'è un esempio, una testimonianza amministrativa e su questo si dovranno confrontare.»

- Sindaco Lo Presti, a questo punto cosa vuole dire al suo successore?

«Al mio successore voglio dire una cosa importantissima, una cosa che io mi sono sforzato di fare e credo di esserci riuscito: spogliarsi dall'appartenenza, sedersi su questa sedia e dimenticare che fai parte di un partito, di una coalizione e pensare che sarà il Sindaco di tutti i cittadini e che i problemi di tutta la gente sono problemi che devono interessare direttamente il Primo Cittadino. In questo ruolo all'inizio ci può essere incertezza, difficoltà, ma il Sindaco riesce solo se si spoglia di questo e guarda la Città, i suoi concittadini con i loro problemi... e allora riesce a interpretare un ruolo che diventa un momento di riflessione, di analisi, ma nello stesso tempo propositivo, di progetti e credo anche sposti in positivo tutta l'azione e il comportamento amministrativo. Devo anche affermare una cosa importante: quando finiscono i momenti  dell'elezione, della competizione, il Sindaco non può dormire, non può far finta di niente, non può sfuggire i problemi. Qui i problemi sono quelli che ti danno fastidio, che vorresti evitare, ma non è possibile, non sei un Sindaco che ha preso l'impegno, hai fedeltà ai tuoi concittadini; significa essere un cittadino che non può impegnarsi in questo grande obiettivo di servizio per la tua Città. Allora se avrà l'umiltà di spogliarsi di queste cose, di capire le cose, questo darà maturità e stimolo a non risparmiare energie per la Città. Chi mi succederà, se avrà queste caratteristiche, queste motivazioni, questi ideali, questi principi, ce la farà.»

 

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