PIERO MACCARRONE, PROFETA… IN TRICOLORE

di Lucio Gambera

Martedì 13 Agosto 2002

L'INTERVISTA A PIERO MACCARRONE, L'ALLENATORE ETNEO DELLA NAZIONALE ITALIANA JUNIORES DI VOLLEY

Disponibile, schietto, efficace: Piero Maccarrone mostra apertamente, in una nostra intervista, il "termometro" della pallavolo femminile, parlando del nuovo ruolo di collaboratore, in supporto al coach ufficiale Luca Pieragnoli, nella Nazionale. Lo abbiamo incontrato a Militello in Val di Catania, al Palazzetto dello Sport di viale Regina Margherita, nel corso del torneo internazionale pre-juniores "Quattro Nazioni - Trofeo arance rosse" organizzato dalla Federazione Italiana Pallavolo, dalla Provincia regionale di Catania, in collaborazione con i Comuni e le società volleistiche di Catania, San Giovanni La Punta e Militello in Val di Catania.

- Buonasera mister… Che effetto le fa il ruolo tecnico in tricolore?

«Si tratta di un'esperienza davvero esaltante. L'effetto è notevole: non capita tutti i giorni essere chiamato nei ranghi tecnici delle giovani azzurre. Comunque, anche lo scorso anno, per quattro mesi, ho svolto la stessa attività. Adesso occorre forgiare un nuovo gruppo, in attesa degli Europei e dei Mondiali del prossimo anno».

- Finalmente è tempo di pallavolo internazionale anche in provincia…

«A Catania, nei palazzetti e nelle spiagge, un'autentica orgia di volley è stata consumata. La Fipav ha capito che occorre decentrare nei centri minori, soprattutto nel periodo estivo, le manifestazioni di respiro europeo. Le risposte del pubblico di Militello, in un'ambiente sensibile alla pallavolo femminile, sono state eccellenti».

- Perché si rischia di assistere alla scomparsa della grande pallavolo? 

«A Catania si ripartirà dalla B1 femminile nei prossimi mesi. Purtroppo, però, sono scomparse alcune gloriose realtà, come il Caltagirone. I motivi sono tanti: le colpe dovrebbero essere divise tra tanti soggetti, che a vario titolo, nell'ultimo decennio, hanno agito nell'ambito del movimento volleistico».

- Responsabilità, incapacità, fallimenti: quali sono le principali cause?

«C'è stato un periodo d'oro, in cui i flussi di denaro, o gli investimenti diretti, erano piuttosto consistenti. Adesso lo sport, compresa la pallavolo, vive una fase di crisi. I Comuni hanno i loro problemi economici e non possono nemmeno garantire l'essenziale. Certe sopravvivenze, ad ogni livello sportivo, sono ormai a rischio».

- A Militello sembra essere finita l'epoca d'oro della pallavolo…

«La locale società ha perso la B2 dopo aver rinunciato alla B1… In pochissimi anni, però, rialzare la testa è possibile. Occorrono sacrifici, ma non servono soltanto imprenditori, sponsor e supporti. Ci vuole anche abnegazione e spirito di sacrificio, pensando al lavoro concreto nei palazzetti e alla formazione del movimento».

- In sintesi… Basta la propaganda del volley in Sicilia per non morire?

«Bisogna pensare alle scuole, coinvolgendo i giovani, creando i vivai e curando i settori giovanili. Certi presidenti dovrebbe occuparsi meno delle prime squadre, scommettendo sulla valorizzazione delle nuove leve. L'inversione di tendenza non è impossibile. Come al Nord, al Sud ci vuole managerialità sul fronte sportivo».

 

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