Si formò a Roma, nello studio di Filippo Casabene, dove non tardò a farsi notare per la scioltezza del disegno e la ricchezza delle soluzioni cromatiche. Fu pregevole acquarellista, anche se il plauso non mancò neppure ai quadri ad olio. I suoi soggetti, seguendo la moda romantica, predilessero le rievocazioni storiche. Ne ricordiamo alcuni titoli: Presentazione della sposa, Il traditore schernito, Festa in chiesa (attualmente nel museo d'arte moderna di Roma), La morte del Petrarca. La ricchezza delle architetture, il baluginare degli ori, il movimento dei drappi davano alle opere del Guzzone la piacevolezza del ricamo. Ecco perché ben presto esse furono apprezzate e collezionate (molto vivace fu, soprattutto, il mercato inglese).

Oggi, se un limite vogliamo scorgervi, troveremmo un po' fugaci i sentimenti che vi sono espressi. Lì, con troppa facilità, la storia si riduce al bel gesto e le realtà sociali più povere diventano sentimentalismo arcadico (ne è chiaro esempio Pastorello Malato, attualmente nel Museo del Castello Ursino di Catania). Anche quando Guzzone, come dimostra l'opera Scena in giardino, recepì certe novità della pittura en plein air degli impressionisti, lo fece in una versione inguaribilmente mondana.

Purtroppo la morte, nel suo caso rapace come non mai, non gli permise di approfondire adeguatamente queste sue nuove ricerche: morì ad appena 34 anni a Firenze dove riposa nel "cimitero degli artisti".

Formatosi a Roma, nello studio di un copista di nome Filippo Casabene, passò successivamente all’Accademia di San Luca, vincendo premi e borse di studio. Si fece notare sin da giovane per la scioltezza del disegno e la ricchezza delle soluzioni cromatiche. Fu pregevole acquerellista, anche se il plauso non mancò neppure ai suoi quadri ad olio. I suoi soggetti, seguendo la moda romantica, predilessero le rievocazioni storiche. Ne ricordiamo alcuni titoli: Presentazione della sposa (costumi della sposa del XVI sec.), Il premio al vincitore della giostra, Amleto che rifiuta i doni di Ofelia (eseguito per un banchiere di Manchester), Il primo nato, La funzione nuziale, Il traditore schernito, Festa in chiesa (attualmente nel Museo d’Arte Moderna di Roma), La morte del Petrarca e molti ritratti.

A Militello, di suo, nei depositi di Santa Maria della Stella resta un Ritratto del Vescovo Morana, perfetta raffigurazione del "decoro" ecclesiastico ottocentesco, dove l’eleganza degli abiti, esaltata dal prezioso anello che spicca su una mano molto curata, incornicia l’espressione austera del viso. Di particolare interesse sembrano, infine, certi suoi quadri religiosi, dove l’ortodossia cattolica, che poteva diventare angustia benpensante, sa riproporsi sotto le vesti di una poetica metafisica in anticipo sui tempi.

(A cura di S.P. Garufi)

 

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