(la vera storia della questione religiosa di Mortarello)

di Nicolino Stellario

II

(martedì 18 aprile 2006)

Ma sotto la consistente nuvola di polvere pirica continuavano a consumarsi i drammi dei mortarellesi, frenati periodicamente da concordati che risultavano inapplicati. L’esperienza della Collegiata del 1710 fu traumatica per entrambi i partiti. I due parroci e le opposte fazioni dei fedeli non riuscivano ad orizzontarsi. Prima di tutto bisognava individuare la chiesa dove assistere alle funzioni. Ma essendo questa una entità virtuale la cosa si rivelò estremamente complicata.

Il problema si acuiva in occasione delle cosiddette feste patronali, per cui si decise, collegialmente, appunto, in barba alle disposizioni superiori, di continuare a svolgere le funzioni nelle rispettive chiese. La cosa indispettì molto il barone di Mortarello che, d’intesa con il poeta Mario Tortelli (il quale, come dice il cognome, era particolarmente attento alla ortodossìa gastronomica), aveva di recente giustiziato la moglie Aldonza perché aveva sbagliato la ricetta della “pasta col maccu”. Costui decise che era ora di dare una lezione a tutti i mortarellesi, e grazie ad una apparecchiatura di sua invenzione causò un terremoto del quattordicesimo grado della scala Richter, corrispondente al ventiduesimo della scala Mercalli, a sua volta corrispondente ad alcuni sottoscala di quantità indefinita siti nel castello Fortebaldo-Peppinnappa.

L’11 gennaio del 1693 Mortarello fu rasa al suolo e caddero anche le due chiese rivali. Il barone però non seppe dare alcuna spiegazione per il fatto che della chiesa di Santa Maria era rimasta in piedi la navata di mezzogiorno (forse perché era già ora di pranzo). Per tale motivo furono in molti ad additarlo, nei secoli successivi, come partigiano di quella chiesa. A nulla valse la recriminazione che egli aveva perduto anche la propria residenza, l’avito castello di fondazione normanna, tanto che era stato costretto ad andare ad abitare in un ostello della gioventù nicolina. Il povero bar(b)one morì povero in canna, che come è noto era l’unità di misura della superficie di quel tempo.

Quando al Senato di Roma giunse la notizia di tali avvenimenti furono forti la pietà e la costernazione per la triste fine del nobile siciliano, per cui si decise immantinente di spedire un contingente in Sicilia, al comando del console Corbello, al fine di assoggettare l’isola, se non proprio l’isola almeno la sua parte orientale, se non proprio la sua parte orientale almeno la Piana di Catania, se non proprio la Piana di Catania almeno il circondario di Mortarello, se non proprio il circondario di Mortarello almeno il perimetro attorno al castello.

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