(la vera storia della questione religiosa di Mortarello)

di Nicolino Stellario

III

(lunedì 8 maggio2006)

Quando i romani vi arrivarono furono molto sorpresi nell’apprendere che Mortarellum Tellus esisteva già, ma nessuno seppe dare loro alcuna spiegazione plausibile riguardo a tale inconsueta circostanza.  Qualcuno consigliò loro di rivolgersi allo stampatore Bossi, noto tipografo locale di origine lombarda, perché fornisse loro alcune copie del fondamentale trattato sul gioco degli scacchi di Pietro Carrera, che non c’entra nulla con le origini del paese ma che almeno consente di applicarsi in un passatempo sano, dilettevole e financo intelligente.

Intanto in paese ogni scusa era buona per brigare e guerreggiare.  I partigiani del Salvatore avevano preso gusto a giocare con due mazzi di carte, uno bizantino ed uno divinissimo. E non era infrequente che il palio della Madonna fosse vinto da qualche cavallo di quel partito, il quale una volta partito non si fermava più e i devoti rivali, cosiddetti mariani, restavano a mal partito. Furono questi ultimi a sollecitare il Vaticano affinché la propria chiesa divenisse santuario, barattando il palio in questione con l’acquisizione della nuova prerogativa.  La cosa, naturalmente, non andò giù ai rivali, i quali sollecitarono il vescovo di Siracusa, Mons. Termini, il famoso progettista della stazione ferroviaria di Roma, che per tale motivo aveva certi collegamenti con la Capitale, ad adoperarsi per la soppressione del nuovo titolo. Costui istituì subito un Concordato con il capo del Governo, Benito Mussolini, che pur essendo a digiuno della questione mortarellese, si affrettò a controfirmare l’atto pur di avere il voto dei popolari locali nelle imminenti elezioni della associazione Città di Mortarello.  La ritorsione mariana non si fece attendere.  Francesco Vadalà Cammìsi, un giovane e fervente universitario particolarmente ferrato in criminologia, organizzò un manipolo di audaci, con l’intento di porre freno agli schiamazzi del casino dei nobili architettando una serie di gavettoni di cui rimase vittima nientepopodimeno che il notabile Salvatore Marijuana Cucuzzaro, implicato in certe losche faccende di droga.  Lo scherzo non piacque alla vittima che, spalleggiato dai suoi fidi scherani, tese un’imboscata al Vadalà, durante la quale quest’ultimo venne rapato a zero ed inviato nottetempo nel campo di concentramento di Calatafimi, prima tappa in attesa del trasferimento ai campi di sterminio nazisti di Vattelapeschen. In quella località, fortunatamente per lui, si trovavano accampati i Mille di Garibaldi.

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