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(la vera storia della questione religiosa di Mortarello) di Nicolino Stellario
V (giovedì 8 giugno 2006) Qualcuno riuscì a scrivere una petizione in cui venivano enumerate e rendicontate le malefatte mariane, citando, fra le altre cose, lo scoppio di un mortaretto nei pressi del callo del Presidente del Comitato, il disturbo della quiete pubblica causato dai trombettieri degli sbandieratori provenienti dal comune di Motta (gli stessi che rifornivano di panettoni la canonica di Santa Maria in occasione delle festività natalizie), i danni causati dallo sgocciolamento dell’acqua piovana sui vestiti buoni allorché erano state repentinamente sbarrate le porte del Santuario, il principio di soffocamento di cui era rimasto vittima un lontano parente del Cucuzzaro a causa dello stritolamento tentato da alcune “zagaredde” sparate a forza dal campanile, la rottura del fidanzamento tra una coppia di forestieri particolarmente accaldatisi in una disputa sulla potenza delle miane mariane o delle bombe da tiro nicoline.Grazie ai buoni uffici di un alto magistrato della Corte borbonica la questione non ebbe alcun seguito. Fu proprio quest’ultimo, tale Osvaldo “Morpheus” Vilanza¹, a tentare la strada della pacificazione forzata inventandosi di sana pianta la carta UNESCO. Avendo saputo che parecchie località italiane, grazie alle solite raccomandazioni di italico costume, si erano fregiate di un particolare riconoscimento a carattere internazionale, convocò le due parti per discutere la strategia rivolta all’ottenimento del diploma delle Nazioni Unite.Dalle due opposte fazioni partirono due distinti ambasciatori che avrebbero dovuto occuparsi di sensibilizzare, diciamo così, gli ispettori incaricati di visionare i siti. Armati di chili di cassatiddine, pipirate, mostarda, fichi secchi ed ogni ben di Dio a carattere gastronomico, non ebbero difficoltà a circuire le personalità deputate al controllo dei monumenti, anche perché le specialità erano accompagnate, quasi scortate, diciamo così, da avvenenti hostess di provata esperienza culi-naria, non necessariamente locali. Per raggiungere l’altissimo scopo doveva essere offerto il meglio sulla piazza e non era facile trovare tali bontà in un piccolo centro come Mortarello, dove le cosiddette bellezze del tipo “aggressivo”, come nella fattispecie erano necessarie, latitavano alquanto.¹ L’abilità diplomatica di questo diabolico personaggio mortarellese è stata eternata nei seguenti versi: “Ha un intuito sopraffino, come e più di Mazzarino. Non comincia gioco o danza, senza il sì di don Vilanza”. (indice) |