(la vera storia della questione religiosa di Mortarello)

di Nicolino Stellario

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(venerdì 18 agosto 2006)

Mentre il Salvatore è sovente impegnato a reggere il moccolo inestinguibile di una candela indossando la papalina, oppure al volante di una rossa Ferrari con gli angioletti che si occupano del cambio gomme, stampato in bella mostra sul bottiglione da due litri della bevanda Coca Nicola o in versione rockettara, col piercing al piede (che fa tendenza) o mentre regge un cartello con la scritta “nenti sacciu”.

Gli storici locali hanno sempre avuto il loro bel daffare per scrivere le cronache della secolare briga che divide gli abitanti di Mortarello. Ma se essi non sono mai stati d’accordo su alcune delle questioni inerenti il culto e i festeggiamenti, sono sempre stati concordi nel numerare i conflitti che scoppiano annualmente in paese.

Durante uno dei tanti bombardamenti del 286° (leggi duecentoottantaseiesimo) conflitto mortarellese, in un vecchio casolare del quartiere di San Leopardo si aprì una voragine di incredibili dimensioni alla cui vista il proprietario non poté fare a meno di profferire un grandioso epiteto rivolto al comitato della festa. Nella fattispecie si trattava di mastro Francesco Fichetto, rinomato artigiano della pietra ma anche acceso rappresentante della parte nicolina, al quale bastava un alito di vento proveniente dal quartiere mariano per imprecare con la furia di un assatanato.

In tale estemporanea esternazione gli fecero coro quanti erano accorsi a verificare le condizioni del sito, così che, tra improperii, ingiurie e quant’altro, venne rappresentato un campionario inusitato di parolacce degne di una esposizione. Fu proprio in quel frangente che l’arciprete Lo Sputo, presente anch’egli sul luogo, ebbe un’illuminazione. La voragine aveva permesso di scoprire un’incredibile serie di ambienti sotterranei che, opportunamente modificati, si prestavano a custodire le memorie avite.

Il primo germe del Museo della Parolaccia era nato! Fu necessario il lavoro di decine di volontari dell’Associazione dei Linguacciuti, benemerito sodalizio la cui fondazione si perdeva nella notte dei secoli per trasportare il materiale depositato nel corso degli anni in quell’ambiente lurido e sconsacrato, che aveva certamente conosciuto giorni migliori, soprattutto durante il terzo conflitto mortarellese allorquando le truppe nicoline vi avevano nascosto, come preda di guerra, nientepopodimeno che il battaglio del campanone di Santa Maria.

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