|
|
|
(la vera storia della questione religiosa di Mortarello) di Nicolino Stellario
XX (giovedì 18 gennaio 2007) Il Presidente della Repubblica, già molto avanti negli anni, inviò un telegramma di felicitazioni all’Amministrazione Comunale di Mortarello, ricordando i suoi trascorsi nelle file dei partigiani, quando anche lui si dilettava nella pratica del tiro al bersaglio mobile. Intanto gli 888 delegati (+ 18), ignari degli ultimi avvenimenti, si erano sparpagliati a piccoli gruppi per lo Stivale, per potere fare più facilmente l’autostop sulla Salerno-Reggio Calabria, notissima trazzera sulla quale era avvenuto alcuni giorni prima lo storico incontro tra Vittorio Emanuele di Savoia e la principessa Sissi.Dovendo attraversare tutta l’Europa orientale e gran parte dello sterminato territorio asiatico, gli eroici mortarellesi si industriarono in ogni modo per accattivarsi la simpatia e la benevolenza delle popolazioni che incontravano, via via, sull’accidentato percorso della loro straordinaria missione di fede. È opportuno dire, a questo punto, che grazie ai buoni uffici di un alto prelato della Curia di Caltagirone, era stata garantita la presenza di una piccola rappresentanza della parrocchia del SS. Salvatore. Si trattava delle scosciatelle nicoline, un’allegra brigata composta da 18 ballerine con l’intento di coadiuvare o di alternarsi ai concerti sacri del più serioso e accademico Coro Pennichella, le cui sonnolente esibizioni non avevano lasciato traccia nei rinomati festival rock di Monte Lauro, Piedigaggi e Buccheri.Così, mentre a Mortarello si officiavano le esequie per le povere vittime dello spietato impallinamento avvenuto nello Stretto di Messina, altri mortarellesi allietavano con suoni, canti e balli le genti dell’Ucraina, del Kazakhstan, del Tibet e della Cina, per garantirsi la sopravvivenza e la possibilità di proseguire fino all’obiettivo prefissato.Il buon Arturo Spergiuro, intanto, aspettava in una piccola località, al confine tra la Corea, l’Oceano Pacifico, l’Alaska, lo Yangtze Kiang, la Bielorussia e le isole Maldive, i suoi cari concittadini, al fine di fermarne la marcia e rimandarli in Sicilia. Ma quell’incontro, purtroppo, non avvenne mai. Molti degli 888 (+18) eroici mortarellesi si erano persi per strada. Ben 415 si imbarcarono come marinai nella Santa Maria di Cristoforo Colombo, ma furono scaricati nell’Atlantico perché la caravella rischiava di affondare a causa del loro non indifferente peso, per cui nessuno di loro ebbe la fortuna di scoprire il nuovo mondo.(indice) |