(la vera storia della questione religiosa di Mortarello)

di Nicolino Stellario

XXIII

(Giovedì 8 marzo 2007)

La mala pianta del politically correct, il famigerato “politicamente corretto” che aveva causato la sparizione della Nutella (perché troppo scura), del Biancomangiare (dal nome troppo chiaro) e del Carnevale (perché troppo colorato), si sviluppò infatti con una impressionante rapidità e con la subdola efficienza di un fulmine. Il nuovo verbo fu quello di aprire al dialogo, alla comprensione, alla tolleranza. Qualcuno preferì gettarsi dalla rupe Tarpea pur di non vedere la materializzazione di siffatto intendimento.

Sorvoliamo sul fatto che qualche storico prezzolato ha visto (ha voluto vedere, per la precisione) la rupe in questione nella penisola ellenica, ma non ci sono dubbi sul fatto che essa fosse in territorio di Mortarello, per la precisione nell’area oggi occupata dal Palazzo dei Lenoni, il cui nome, romanticamente evocativo, ricorda l’attività fondamentale esercitata da una ristretta cerchia di artigiani di fede mariana (non bisogna sottovalutare che questi avvenimenti avvenivano ben oltre il 2000 d.C. e quindi in tempi oltremodo barbari).

Avvenne, dunque, che durante la processione del Salvatore, più o meno quando la vara era giunta nella spianata del Calvario, qualcuno dei portatori, prima flebilmente e poi con sempre maggiore forza, anche grazie al conforto degli altri devoti, gridasse “Viva Maria! Viva la Madonna della Stella, Patrona di Mortarello”, evitando comunque di aggiungere il vocabolo “Principale”, ché obiettivamente sarebbe stato troppo. Per alcuni spaventosi attimi un silenzio glaciale avvolse come un sudario il popolo nicolino convenuto in quel luogo da ogni parte del paese.

In sala di regia decisero di far rivedere le immagini del misfatto, non senza avere curato la preventiva messa in onda di alcuni suggerimenti commerciali come Nicoletto, dentifricio perfetto; calze e calzini Dei Nicolini; Coca Nicola, la bevanda che santifica la gola (sponsor ufficiale della manifestazione, che sappiamo far parte dell’iconografia clandestina del Salvatore). Così sullo schermo gigante LCD, gentilmente approntato dall’Assessorato ai Due Patroni, tutti quanti poterono rivedere e sentire quello che nessuno voleva credere di aver visto e sentito. I mariani, che in un angolino del loro piccolo televisore a 7 e 8 pollici, seguivano di sottecchi il dipanarsi della processione, decisero istantaneamente di unirsi al coro dei rivoluzionari e si precipitarono in massa al Calvario per lanciare il loro grido preferito.

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